visione notturna - hypnoticsmiley lyrics
esco dal portone, l’aria è diversa quassù un taglio netto, via dal frastuono che non senti più. metri e metri sopra il velo che ricopre il cemento, sono il re del mio silenzio, padrone di ogni momento. vado in terrazzo, la ringhiera fredda sotto i palmi, e lì, sotto di me, si svela il mare delle calmi. no, non è acqua, è un’onda elettrica e vibrante, milioni di scintille, una luce accecante. è la mia città, laggiù, nel palmo della valle, un gioiello di lampioni, incastonato tra le spalle delle collinе che la avvolgono in un abbraccio scuro, un’altra vita che scorre, rapida, oltrе il mio muro
e guardo giù, la luce si espande, una galassia artificiale, un mosaico di lampadine che sfidano l’orizzonte, è surreale. poi alzo gli occhi, e il cielo risponde con lo stesso schema, le vere stelle, antiche, che mi sussurrano un teorema. le luci quaggiù, le luci lassù, fuse in un unico blu profondo, e in quell’immensità, realizzo quanto sono piccolo al mondo. ma non fa paura, no, al contrario, questa visione mi rilassa, il mio ego si dissolve, la mente finalmente passa
ogni punto luminoso è un’anima che corre, un sogno acceso, un’urgenza, un conto da saldare in fretta. qualcuno ride, qualcuno piange, qualcuno sta pensando a me, mentre io li osservo, invisibile, dal mio belvedere cheto. laggiù c’è il traffico, il rumore, la fretta di chi deve andare, la giungla di cristallo dove l’uomo prova a dominare. ma da qui sopra, è solo un disegno, una mappa fitta e bella, dove ogni stradone è un fiume e ogni incrocio una costellazione sorella. e se socchiudo gli occhi, i fari delle auto in corsa, si confondono con il satellite che traccia la sua rotta. la combin*z*one astrale tra il creato e l’opera umana, una prospettiva che ti cura da ogni brama vana
questa è la mia oasi di vetro e pino, lontano dal beep*beep del clacson. lì sotto è un ring, un’eterna lotta per un posto al sole sul marciapiede, ma qui la luce è amica, solo il riverbero della luna sul selciato. sulla vetta ho imparato che la fretta è il nemico, mentre laggiù, ogni secondo è oro, ogni metro è un traffico caotico. mi rifugio nel silenzio, che pulisce l’anima come un vento alpino, filtro il rumore attraverso questa distanza, lo rendo quasi cristallino. le voci, i problemi, le scadenze: tutto si appiattisce, diventa un sottofondo muto, un ronzio che non mi ferisce. perché so che al mattino, quando il sole taglia la nebbia, quella valle illuminata sarà ancora lì, ad aspettare la mia tregua. la montagna è l’àncora che tiene fermo il mio spirito irrequieto, e la città, da qui, è solo un bellissimo e fragile giocattolo
e guardo giù, la luce si espande, una galassia artificiale, un mosaico di lampadine che sfidano l’orizzonte, è surreale. poi alzo gli occhi, e il cielo risponde con lo stesso schema, le vere stelle, antiche, che mi sussurrano un teorema. le luci quaggiù, le luci lassù, fuse in un unico blu profondo, e in quell’immensità, realizzo quanto sono piccolo al mondo. ma non fa paura, no, al contrario, questa visione mi rilassa, il mio ego si dissolve, la mente finalmente passa
siamo solo un lampo, un battito, su un sassolino blu, che danza in un infinito. guardo la città… guardo le stelle… e respiro…
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